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Fascite plantare: cause, diagnosi e trattamenti. Il ruolo delle onde d’urto radiali nella riabilitazione

Introduzione

La fascite plantare rappresenta una delle più frequenti cause di dolore al tallone nell’adulto. Si stima che circa il 10% della popolazione sviluppi questa patologia almeno una volta nel corso della vita, con una maggiore incidenza tra i 40 e i 60 anni e nelle persone fisicamente attive. Corridori, lavoratori che trascorrono molte ore in piedi e soggetti in sovrappeso costituiscono le categorie maggiormente esposte.

Per molti anni la fascite plantare è stata considerata esclusivamente una patologia infiammatoria. Le più recenti evidenze istopatologiche hanno invece dimostrato che, nella maggior parte dei casi cronici, prevalgono fenomeni degenerativi della fascia plantare (fasciosi plantare), caratterizzati da disorganizzazione delle fibre collagene, neoangiogenesi e alterazioni della matrice extracellulare, più che da una vera infiammazione.

Questa nuova interpretazione ha modificato profondamente l’approccio terapeutico, orientando il trattamento verso strategie in grado di favorire la rigenerazione tissutale e il recupero biomeccanico.


Cos’è la fascia plantare

La fascia plantare è una robusta struttura fibrosa che origina dalla tuberosità mediale del calcagno e si inserisce sulle teste metatarsali attraverso cinque bande digitali.

Le sue principali funzioni sono:

Durante il passo la fascia viene progressivamente tesa attraverso il cosiddetto meccanismo del “windlass”, fondamentale per rendere il piede una leva rigida durante la spinta.


Cause e fattori di rischio

La fascite plantare deriva generalmente dalla combinazione di fattori biomeccanici e sovraccarico funzionale.

Tra i principali fattori predisponenti figurano:


Sintomi

Il sintomo caratteristico è il dolore localizzato nella parte mediale del calcagno.

Tipicamente il paziente riferisce:

Nelle forme croniche il dolore può essere presente durante tutta la giornata.


Diagnosi

La diagnosi è prevalentemente clinica.

L’esame obiettivo valuta:

Ecografia

L’ecografia rappresenta spesso l’esame di primo livello.

Può evidenziare:

Risonanza Magnetica

È indicata nei casi dubbi o resistenti al trattamento per escludere:


Lo sperone calcaneare

Lo sperone calcaneare è frequentemente associato alla fascite plantare, ma non ne rappresenta la causa diretta.

Molti soggetti presentano uno sperone asintomatico, mentre altri sviluppano una fascite plantare in sua assenza.

Il trattamento deve quindi essere rivolto alla patologia della fascia e non esclusivamente alla presenza dello sperone.


Trattamento conservativo

Oltre il 90% dei pazienti migliora con un trattamento conservativo.

Educazione del paziente

È fondamentale:

Fisioterapia

La fisioterapia rappresenta il trattamento cardine.

Comprende:


Stretching

Le linee guida internazionali raccomandano lo stretching come uno dei trattamenti con il più elevato livello di evidenza.

Particolarmente efficaci risultano:


Plantari

Le ortesi plantari possono:

Devono essere prescritte sulla base della valutazione biomeccanica individuale.


Onde d’urto radiali

Le onde d’urto radiali (Radial Extracorporeal Shock Wave Therapy, rESWT) rappresentano oggi una delle opzioni terapeutiche meglio documentate per la fascite plantare cronica resistente alle terapie convenzionali.

A differenza delle onde d’urto focali, le radiali:

Meccanismo d’azione

Le onde d’urto non “rompono” le calcificazioni.

Agiscono invece attraverso meccanismi biologici che comprendono:

L’effetto terapeutico è progressivo e può continuare per settimane o mesi dopo il termine del trattamento.

Indicazioni

Le linee guida consigliano le onde d’urto nei pazienti con:

Protocollo terapeutico

Il protocollo varia in base al dispositivo e al quadro clinico.

Generalmente vengono effettuate:

Il trattamento può provocare un lieve fastidio temporaneo ma è generalmente ben tollerato.


Infiltrazioni

Nei casi selezionati possono essere considerate:

Le infiltrazioni di corticosteroidi possono offrire un beneficio a breve termine, ma l’uso ripetuto è sconsigliato per il rischio di indebolimento della fascia e possibile rottura.


Chirurgia

L’intervento chirurgico è riservato a una piccola percentuale di pazienti che non rispondono ai trattamenti conservativi dopo almeno 6-12 mesi.

Le procedure comprendono:


Prevenzione

Per ridurre il rischio di recidiva è consigliabile:


Prognosi

La prognosi è generalmente favorevole.

Con un trattamento appropriato:


Conclusioni

La fascite plantare è una patologia molto frequente ma, nella maggior parte dei casi, può essere trattata efficacemente con un approccio conservativo basato su fisioterapia, esercizio terapeutico, stretching e correzione dei fattori biomeccanici.

Tra le terapie disponibili, le onde d’urto radiali rappresentano oggi una soluzione supportata da solide evidenze scientifiche per le forme croniche resistenti al trattamento iniziale. Inserite all’interno di un programma riabilitativo personalizzato, possono contribuire significativamente alla riduzione del dolore e al recupero funzionale, evitando nella maggior parte dei casi il ricorso alla chirurgia.

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Anna Grazia

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