Sperone calcaneare: cos’è davvero e come si cura con la fisioterapia

Lo sperone calcaneare: causa o conseguenza?

Lo sperone calcaneare è una piccola escrescenza ossea che si forma sulla superficie inferiore del calcagno, il principale osso del tallone. È facilmente visibile con una radiografia e per molti anni è stato considerato il principale responsabile del dolore plantare.

Le conoscenze scientifiche più recenti hanno però modificato questa interpretazione. Oggi sappiamo che lo sperone calcaneare è spesso un reperto occasionale: numerose persone lo presentano senza alcun sintomo, mentre molti pazienti con intenso dolore al tallone non mostrano alcuno sperone radiografico.

La formazione dello sperone rappresenta piuttosto una risposta adattativa dell’osso alle continue trazioni esercitate dalla fascia plantare e dalla muscolatura intrinseca del piede. Il vero responsabile della sintomatologia è nella maggior parte dei casi la fasciopatia plantare, una condizione degenerativa accompagnata da fenomeni infiammatori nelle fasi iniziali.

Come si forma

La fascia plantare è una robusta struttura fibrosa che collega il calcagno alla base delle dita, contribuendo a mantenere l’arco plantare e ad assorbire le sollecitazioni durante il cammino.

Quando il carico meccanico supera la capacità di adattamento dei tessuti, si instaurano microlesioni ripetute che determinano una progressiva degenerazione della fascia. Nel tempo, il continuo stress sulla sua inserzione calcaneare stimola l’osso a produrre nuovo tessuto osseo, dando origine allo sperone.

I principali fattori predisponenti comprendono:

  • sovrappeso e obesità;
  • attività lavorative che richiedono una prolungata stazione eretta;
  • corsa e sport ad alto impatto;
  • ridotta mobilità della caviglia;
  • retrazione del tricipite surale e del tendine d’Achille;
  • piede piatto o piede cavo;
  • età superiore ai quarant’anni.

I sintomi

Il dolore è tipicamente localizzato nella parte inferiore del tallone e presenta caratteristiche molto riconoscibili.

Il paziente riferisce spesso un dolore intenso ai primi passi del mattino o dopo un periodo di riposo prolungato. Dopo alcuni minuti di cammino il fastidio tende a diminuire, per poi ripresentarsi dopo molte ore trascorse in piedi o al termine dell’attività fisica.

Alla palpazione è presente dolorabilità nella regione mediale del calcagno, in corrispondenza dell’inserzione della fascia plantare.

La diagnosi

La diagnosi è prevalentemente clinica e si basa sull’anamnesi e sull’esame obiettivo.

La radiografia può evidenziare lo sperone calcaneare, ma la sua presenza non conferma automaticamente la causa del dolore. L’ecografia e la risonanza magnetica consentono invece di valutare direttamente lo stato della fascia plantare, evidenziandone l’ispessimento e le alterazioni degenerative.

Il trattamento fisioterapico

Le più recenti linee guida internazionali indicano la fisioterapia come il trattamento conservativo di prima scelta.

L’obiettivo non è eliminare lo sperone osseo, che generalmente rimane invariato, bensì ridurre il dolore, migliorare la funzione e ripristinare la capacità della fascia plantare di tollerare i carichi.

Educazione del paziente

La prima fase consiste nello spiegare la natura della patologia e nell’identificare i fattori di sovraccarico.

Può essere necessario ridurre temporaneamente attività come corsa, salti o lunghe camminate, evitando però l’immobilità completa, che risulta generalmente controproducente.

Esercizio terapeutico

L’esercizio rappresenta il cardine del trattamento.

I programmi più efficaci comprendono:

  • stretching della fascia plantare;
  • stretching del gastrocnemio e del soleo;
  • rinforzo della muscolatura intrinseca del piede;
  • esercizi progressivi di carico della fascia plantare;
  • esercizi di equilibrio e controllo neuromuscolare.

L’esercizio deve essere progressivo e personalizzato, poiché la risposta ai carichi varia da paziente a paziente.

Terapia manuale

Le tecniche di terapia manuale possono contribuire alla riduzione del dolore migliorando la mobilità delle articolazioni del piede e della caviglia e riducendo le tensioni muscolari.

L’efficacia è maggiore quando tali tecniche vengono integrate con un programma di esercizi attivi.

Onde d’urto

La terapia con onde d’urto extracorporee rappresenta una delle opzioni meglio documentate per le forme persistenti da oltre sei mesi.

Le onde d’urto non “frantumano” lo sperone, come spesso si crede, ma stimolano processi biologici di riparazione tissutale, favoriscono la neovascolarizzazione e modulano la percezione del dolore.

Taping e ortesi plantari

Il taping può offrire un beneficio temporaneo riducendo la tensione sulla fascia plantare nelle fasi più dolorose.

I plantari personalizzati possono essere utili in presenza di alterazioni biomeccaniche significative, ma non rappresentano una soluzione universale e dovrebbero essere prescritti dopo un’attenta valutazione clinica.

Altre terapie fisiche

Ultrasuoni, laser e tecarterapia possono essere impiegati come trattamenti complementari, ma le evidenze scientifiche attualmente disponibili risultano meno solide rispetto all’esercizio terapeutico e alle onde d’urto.

Quando ricorrere alla chirurgia

L’intervento chirurgico rappresenta un’opzione residuale.

Viene preso in considerazione soltanto nei pazienti che presentano dolore persistente da almeno 6-12 mesi e che non hanno ottenuto benefici dopo un percorso conservativo ben condotto.

Anche nei casi operati, l’asportazione dello sperone non costituisce sempre la parte principale dell’intervento, che è invece spesso indirizzato al trattamento della fascia plantare.

Prognosi

La prognosi è generalmente favorevole.

Circa l’80-90% dei pazienti migliora significativamente con un trattamento conservativo adeguato. Il recupero richiede tuttavia tempo: nella maggior parte dei casi sono necessari da tre a dodici mesi affinché la fascia plantare recuperi completamente la propria capacità di sopportare i carichi.

La continuità nell’esecuzione degli esercizi e la correzione dei fattori predisponenti rappresentano gli elementi più importanti per prevenire le recidive.

Conclusioni

Lo sperone calcaneare non deve essere considerato il “nemico” da eliminare. Nella maggior parte dei casi esso rappresenta il segno di una storia di sovraccarico della fascia plantare piuttosto che la vera origine del dolore.

La fisioterapia moderna si concentra quindi sul recupero funzionale del piede attraverso educazione, esercizio terapeutico, gestione dei carichi e, quando indicato, onde d’urto ed altre strategie conservative. Questo approccio, supportato dalle evidenze scientifiche più recenti, consente nella grande maggioranza dei pazienti di ottenere una significativa riduzione del dolore e un ritorno alle normali attività quotidiane senza ricorrere alla chirurgia.

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