Introduzione
L’artralgia della spalla conseguente a un trauma rappresenta una delle più frequenti cause di consultazione in ambito ortopedico, fisiatrico e fisioterapico. Cadute accidentali, incidenti stradali, attività sportive e infortuni sul lavoro possono determinare lesioni di diversa gravità a carico delle strutture articolari, muscolari, tendinee e legamentose della spalla, provocando dolore, limitazione funzionale e, nei casi più severi, instabilità articolare.
La spalla è infatti l’articolazione con la maggiore mobilità del corpo umano, caratteristica che le consente un’ampia libertà di movimento ma la rende anche particolarmente vulnerabile ai traumi.
Una diagnosi tempestiva e un trattamento appropriato sono fondamentali per favorire il recupero funzionale e prevenire complicanze croniche quali rigidità, instabilità e dolore persistente.
Anatomia della spalla
La spalla è costituita da un complesso articolare formato da quattro articolazioni principali:
- gleno-omerale;
- acromion-claveare;
- sterno-claveare;
- articolazione scapolo-toracica (funzionale).
La stabilità è garantita dall’azione coordinata di:
- cuffia dei rotatori;
- legamenti gleno-omerali;
- cercine glenoideo (labbro glenoideo);
- capsula articolare;
- muscoli scapolari;
- tendine del capo lungo del bicipite.
Qualunque trauma può interessare una o più di queste strutture.
Le principali cause traumatiche
Cadute
Le cadute sulla mano tesa o direttamente sulla spalla rappresentano il meccanismo traumatico più frequente, soprattutto negli anziani e negli sportivi.
Traumi sportivi
Gli sport maggiormente coinvolti sono:
- rugby;
- calcio;
- pallavolo;
- pallacanestro;
- sci;
- ciclismo;
- arti marziali;
- sport di contatto.
Incidenti stradali
Le brusche decelerazioni possono provocare lussazioni, fratture e lesioni della cuffia dei rotatori.
Traumi lavorativi
Attività manuali pesanti o cadute dall’alto costituiscono ulteriori cause frequenti.
Le lesioni più comuni
Contusione della spalla
È la forma più lieve.
Provoca:
- dolore;
- edema;
- limitazione temporanea del movimento;
- ecchimosi.
Generalmente guarisce nel giro di poche settimane.
Distorsione
Comporta una lesione dei legamenti senza perdita permanente dei rapporti articolari.
Il dolore aumenta durante il movimento e può associarsi a instabilità.
Lussazione gleno-omerale
Rappresenta una delle emergenze traumatiche più frequenti.
Nel 90-95% dei casi la testa dell’omero si sposta anteriormente rispetto alla glena.
I sintomi comprendono:
- dolore intenso;
- deformità evidente;
- incapacità a muovere il braccio;
- possibile lesione del nervo ascellare.
Fratture
Possono interessare:
- testa omerale;
- collo chirurgico dell’omero;
- clavicola;
- acromion;
- scapola.
Le fratture sono particolarmente frequenti nei soggetti anziani con osteoporosi.
Lesione della cuffia dei rotatori
Il trauma può provocare una rottura parziale o completa dei tendini di:
- sovraspinato;
- sottospinato;
- piccolo rotondo;
- sottoscapolare.
Nei pazienti oltre i 50 anni è spesso presente una degenerazione tendinea preesistente che favorisce la rottura.
Lesione del cercine glenoideo
Le lesioni SLAP o Bankart sono frequenti negli sportivi e nelle lussazioni anteriori.
Possono provocare instabilità cronica e dolore durante i movimenti sopra la testa.
Sintomi
L’intensità della sintomatologia varia in funzione della lesione.
I segni più frequenti comprendono:
- dolore localizzato;
- limitazione funzionale;
- perdita di forza;
- rigidità articolare;
- edema;
- ecchimosi;
- sensazione di instabilità;
- scrosci articolari.
La comparsa di deformità evidente, deficit neurologici o impossibilità completa al movimento richiede una valutazione urgente.
Diagnosi
La diagnosi inizia con una dettagliata anamnesi e con l’esame clinico.
Gli esami strumentali comprendono:
- radiografia;
- ecografia;
- risonanza magnetica;
- TAC nei traumi complessi.
La risonanza magnetica rappresenta il metodo di riferimento per lo studio della cuffia dei rotatori e del labbro glenoideo.
Il trattamento
Il trattamento dipende dalla gravità della lesione.
Fase acuta
Nelle prime 48-72 ore risultano indicati:
- riposo relativo;
- ghiaccio (15-20 minuti ogni 2-3 ore);
- eventuale immobilizzazione con tutore;
- analgesici o farmaci antinfiammatori, se prescritti dal medico.
Fisioterapia
La fisioterapia rappresenta il cardine del recupero funzionale.
Gli obiettivi comprendono:
- controllo del dolore;
- recupero della mobilità articolare;
- rinforzo della cuffia dei rotatori;
- miglioramento del controllo neuromuscolare;
- recupero della stabilità scapolare;
- ritorno graduale alle attività quotidiane e sportive.
Il programma riabilitativo può includere:
- mobilizzazioni passive e attive;
- esercizi pendolari di Codman;
- esercizi propriocettivi;
- rinforzo progressivo con elastici e pesi;
- esercizi di controllo scapolare;
- terapia manuale.
Le modalità fisiche (crioterapia, laserterapia, TENS o onde d’urto in casi selezionati) possono essere impiegate come supporto, ma non sostituiscono l’esercizio terapeutico.
Chirurgia
L’intervento chirurgico viene preso in considerazione in presenza di:
- rotture complete della cuffia dei rotatori;
- instabilità recidivante;
- fratture scomposte;
- lesioni del labbro glenoideo sintomatiche;
- mancata risposta al trattamento conservativo.
Negli ultimi anni molte procedure vengono eseguite in artroscopia, con minore invasività e tempi di recupero più rapidi.
Tempi di recupero
I tempi di guarigione variano considerevolmente:
- contusione: 2-4 settimane;
- distorsione lieve: 3-6 settimane;
- lesione parziale della cuffia: 2-4 mesi;
- lussazione: 2-6 mesi;
- riparazione chirurgica della cuffia: 6-12 mesi.
Il ritorno allo sport deve essere autorizzato dal medico e dal fisioterapista dopo il completo recupero della forza, della mobilità e della stabilità articolare.
Prevenzione
La prevenzione passa attraverso:
- rinforzo della cuffia dei rotatori;
- allenamento dei muscoli scapolari;
- esercizi propriocettivi;
- miglioramento della tecnica sportiva;
- adeguato riscaldamento;
- prevenzione delle cadute negli anziani.
Conclusioni
L’artralgia della spalla conseguente a un trauma non rappresenta una semplice manifestazione dolorosa, ma può essere il segno di lesioni anche importanti a carico delle strutture osteo-articolari e tendinee. Una diagnosi precoce, supportata dagli esami strumentali quando necessari, consente di impostare il trattamento più appropriato.
Nella maggior parte dei casi, un percorso riabilitativo personalizzato basato sull’esercizio terapeutico e sulla progressione dei carichi permette un recupero soddisfacente della funzionalità e un ritorno sicuro alle normali attività. La collaborazione tra ortopedico, fisiatra, fisioterapista e paziente rappresenta il presupposto fondamentale per ottenere i migliori risultati clinici.
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