Artralgia all’anca: comprendere le cause, la diagnosi e le strategie terapeutiche

Introduzione

L’artralgia dell’anca è un sintomo molto comune che interessa persone di tutte le età, sebbene sia più frequente negli adulti e negli anziani. Il termine artralgia indica semplicemente la presenza di dolore a livello di un’articolazione, senza identificare necessariamente una specifica malattia. Nel caso dell’anca, il dolore può derivare da patologie articolari, muscolari, tendinee, neurologiche o persino da disturbi provenienti dalla colonna lombare.

L’anca è una delle articolazioni più importanti del corpo umano: sostiene il peso corporeo, garantisce stabilità durante la deambulazione e consente un’ampia gamma di movimenti. Alterazioni di una qualsiasi delle sue componenti possono compromettere la funzionalità articolare e incidere significativamente sulla qualità della vita.

Negli ultimi anni, le linee guida internazionali hanno posto crescente attenzione all’importanza di una diagnosi precoce e di un approccio terapeutico multidisciplinare, che privilegi il trattamento conservativo attraverso esercizio terapeutico, fisioterapia, controllo del peso corporeo ed educazione del paziente.


Cos’è l’artralgia dell’anca?

L’artralgia dell’anca è il dolore localizzato nell’articolazione coxo-femorale o nelle strutture anatomiche circostanti.

Il dolore può essere avvertito:

  • all’inguine;
  • nella parte laterale dell’anca;
  • nella regione glutea;
  • lungo la coscia;
  • fino al ginocchio.

La sede del dolore fornisce spesso indicazioni utili sulla possibile causa.


Anatomia dell’anca

L’articolazione dell’anca è una enartrosi, formata da:

  • testa del femore;
  • acetabolo del bacino.

Le superfici articolari sono rivestite da cartilagine ialina che permette uno scorrimento fluido e riduce l’attrito.

Completano l’articolazione:

  • cercine acetabolare (labbro acetabolare);
  • capsula articolare;
  • legamenti ileo-femorale, ischio-femorale e pubo-femorale;
  • muscoli glutei;
  • ileopsoas;
  • adduttori;
  • tensore della fascia lata;
  • muscoli pelvitrocanterici.

L’integrità di queste strutture è fondamentale per garantire stabilità, mobilità e distribuzione ottimale dei carichi.


Le principali cause dell’artralgia dell’anca

Coxartrosi

La causa più frequente negli adulti oltre i 50 anni è la coxartrosi, ovvero l’artrosi dell’anca.

La progressiva degenerazione della cartilagine determina:

  • dolore durante il cammino;
  • rigidità mattutina;
  • riduzione della mobilità;
  • difficoltà a salire le scale;
  • limitazione della rotazione interna dell’anca.

Conflitto femoro-acetabolare

Il Femoroacetabular Impingement (FAI) interessa soprattutto giovani adulti e sportivi.

Le alterazioni della forma della testa femorale o dell’acetabolo provocano un conflitto meccanico durante il movimento.

Se non trattato, può favorire:

  • lesioni del labbro acetabolare;
  • usura cartilaginea precoce;
  • sviluppo dell’artrosi.

Lesioni del labbro acetabolare

Il cercine acetabolare contribuisce alla stabilità dell’articolazione.

Le sue lesioni possono provocare:

  • dolore inguinale;
  • sensazione di scatto articolare;
  • blocchi articolari;
  • instabilità.

Tendinopatie e borsiti

L’infiammazione dei tendini o delle borse sierose rappresenta una causa frequente di dolore laterale.

Tra le più comuni:

  • tendinopatia del medio gluteo;
  • tendinopatia del piccolo gluteo;
  • borsite trocanterica;
  • tendinopatia dell’ileopsoas.

Queste condizioni sono oggi spesso incluse nella Greater Trochanteric Pain Syndrome (GTPS).


Necrosi avascolare della testa del femore

La riduzione dell’apporto sanguigno provoca la progressiva morte del tessuto osseo.

I principali fattori di rischio comprendono:

  • terapia corticosteroidea prolungata;
  • abuso di alcol;
  • traumi;
  • alcune malattie ematologiche.

La diagnosi precoce è essenziale per preservare l’articolazione.


Artriti infiammatorie

Patologie come:

  • artrite reumatoide;
  • spondiloartriti;
  • artrite psoriasica;
  • artrite settica.

possono interessare anche l’anca, determinando dolore persistente e rigidità.


Dolore riferito

Non sempre la causa del dolore risiede nell’anca.

Tra le possibili origini:

  • lombosciatalgia;
  • stenosi lombare;
  • sindrome del piriforme;
  • patologie del ginocchio;
  • patologie viscerali.

Sintomi

Le manifestazioni cliniche dipendono dalla causa.

I sintomi più comuni comprendono:

  • dolore all’inguine;
  • dolore gluteo;
  • dolore laterale dell’anca;
  • rigidità;
  • zoppia;
  • limitazione dei movimenti;
  • difficoltà ad alzarsi dalla sedia;
  • dolore notturno;
  • riduzione della forza muscolare.

Nei casi più avanzati il dolore può comparire anche a riposo.


Diagnosi

Valutazione clinica

Il medico raccoglie l’anamnesi e valuta:

  • sede del dolore;
  • modalità di insorgenza;
  • limitazione funzionale;
  • fattori aggravanti.

Durante l’esame obiettivo vengono eseguiti specifici test ortopedici.

Tra i più utilizzati:

  • FADIR Test;
  • FABER Test;
  • Scour Test;
  • Trendelenburg Test;
  • Log Roll Test.

Esami strumentali

Radiografia

Rappresenta il primo esame nelle patologie degenerative.

Consente di evidenziare:

  • artrosi;
  • osteofiti;
  • restringimento della rima articolare;
  • deformità ossee.

Risonanza magnetica

È l’esame di riferimento per:

  • lesioni del labbro acetabolare;
  • edema osseo;
  • necrosi avascolare;
  • tendinopatie;
  • lesioni cartilaginee.

Ecografia

Particolarmente utile per studiare:

  • tendini;
  • borse sierose;
  • versamenti;
  • guide infiltrative.

Trattamento conservativo

Nella maggior parte dei casi il trattamento iniziale è conservativo.

Educazione del paziente

Le moderne linee guida sottolineano l’importanza di:

  • mantenere un’adeguata attività fisica;
  • evitare il riposo prolungato;
  • controllare il peso corporeo;
  • modificare temporaneamente le attività dolorose.

Fisioterapia

La fisioterapia rappresenta il cardine del trattamento.

Gli obiettivi sono:

  • ridurre il dolore;
  • migliorare la mobilità;
  • recuperare la forza;
  • ottimizzare la biomeccanica del cammino.

Esercizio terapeutico

Le evidenze scientifiche indicano che l’esercizio rappresenta uno degli interventi più efficaci.

Il programma può comprendere:

  • rinforzo dei muscoli glutei;
  • potenziamento del core;
  • esercizi di equilibrio;
  • mobilizzazione articolare;
  • stretching selettivo;
  • rieducazione funzionale.

L’attività deve essere progressiva e personalizzata.


Terapia manuale

Può comprendere:

  • mobilizzazioni articolari;
  • tecniche miofasciali;
  • mobilizzazioni neurodinamiche quando indicate;
  • trattamento dei trigger point.

Le revisioni sistematiche mostrano che la terapia manuale offre risultati migliori quando viene associata all’esercizio terapeutico.


Terapia farmacologica

Quando necessario possono essere prescritti:

  • paracetamolo;
  • FANS;
  • infiltrazioni corticosteroidee in casi selezionati;
  • infiltrazioni con acido ialuronico, in alcune forme artrosiche.

La terapia farmacologica deve essere sempre valutata dal medico.


Quando è necessario l’intervento chirurgico?

La chirurgia viene presa in considerazione nei casi di:

  • artrosi avanzata;
  • necrosi avascolare evoluta;
  • conflitto femoro-acetabolare sintomatico non responsivo;
  • lesioni importanti del labbro acetabolare;
  • fratture.

Tra gli interventi più eseguiti:

  • artroscopia d’anca;
  • osteotomie correttive;
  • protesi totale d’anca.

Prevenzione

È possibile ridurre il rischio di sviluppare artralgia dell’anca attraverso:

  • attività fisica regolare;
  • mantenimento del peso corporeo;
  • rinforzo della muscolatura del bacino;
  • prevenzione delle cadute;
  • trattamento precoce delle alterazioni biomeccaniche;
  • ergonomia lavorativa e sportiva.

Prognosi

La prognosi dipende dalla causa sottostante.

Le tendinopatie e le sindromi da sovraccarico rispondono generalmente bene al trattamento conservativo.

Le patologie degenerative possono essere efficacemente controllate con programmi riabilitativi personalizzati e modifiche dello stile di vita, mentre le forme più avanzate possono richiedere il ricorso alla chirurgia protesica, oggi caratterizzata da eccellenti risultati funzionali.


Conclusioni

L’artralgia dell’anca è un sintomo complesso che può derivare da numerose condizioni patologiche, articolari ed extra-articolari. Un corretto inquadramento diagnostico consente di individuare la causa del dolore e di impostare un trattamento personalizzato. Le evidenze scientifiche più recenti confermano che, nella maggior parte dei pazienti, un approccio conservativo basato su esercizio terapeutico, fisioterapia, controllo del peso corporeo ed educazione rappresenta la strategia più efficace per ridurre il dolore, migliorare la funzione articolare e rallentare la progressione della malattia. La chirurgia rimane un’opzione riservata ai casi più avanzati o refrattari alle cure conservative.

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