Introduzione
L’artrosi del ginocchio, o gonartrosi, è una delle patologie degenerative più frequenti dell’apparato muscolo-scheletrico e rappresenta una delle principali cause di dolore cronico e limitazione funzionale nella popolazione adulta e anziana. Quando interessa entrambe le articolazioni si parla di artrosi bilaterale delle ginocchia, una condizione che può compromettere in maniera significativa la qualità della vita, riducendo la capacità di camminare, salire le scale, svolgere attività lavorative e mantenere una vita attiva.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’artrosi è tra le principali cause di disabilità a livello mondiale e il ginocchio rappresenta una delle sedi più frequentemente coinvolte. L’aumento dell’aspettativa di vita, la crescente prevalenza dell’obesità e la sedentarietà hanno contribuito a un progressivo incremento dei casi negli ultimi decenni.
Cos’è l’artrosi del ginocchio
L’artrosi è una malattia articolare cronica caratterizzata dalla progressiva degenerazione della cartilagine articolare, accompagnata da alterazioni dell’osso subcondrale, infiammazione della membrana sinoviale e modificazioni dei legamenti e dei muscoli periarticolari.
Contrariamente a quanto si riteneva in passato, non si tratta di una semplice conseguenza dell’invecchiamento, bensì di una patologia complessa nella quale intervengono fattori biologici, meccanici, metabolici e genetici.
Nell’artrosi bilaterale entrambe le ginocchia possono essere interessate con gravità simile oppure differente.
Anatomia del ginocchio
Il ginocchio è la più grande articolazione del corpo umano.
È formato dall’incontro tra:
- femore;
- tibia;
- rotula.
Le superfici articolari sono rivestite da cartilagine ialina, un tessuto altamente specializzato che consente uno scorrimento quasi privo di attrito e distribuisce uniformemente i carichi durante il movimento.
Completano l’articolazione:
- menischi;
- legamenti crociati;
- legamenti collaterali;
- membrana sinoviale;
- muscoli della coscia e della gamba.
La progressiva perdita della cartilagine altera l’equilibrio biomeccanico dell’intera articolazione.
Cause e fattori di rischio
L’artrosi è una malattia multifattoriale.
I principali fattori di rischio comprendono:
- età avanzata;
- sesso femminile dopo la menopausa;
- obesità;
- familiarità;
- pregresse lesioni meniscali;
- rottura del legamento crociato anteriore;
- fratture articolari;
- deformità degli arti inferiori (varo o valgo);
- attività lavorative con sovraccarico articolare;
- sport ad elevato impatto praticati per molti anni;
- diabete e sindrome metabolica.
L’obesità rappresenta uno dei fattori modificabili più importanti, poiché aumenta sia il carico meccanico sia lo stato infiammatorio sistemico.
Meccanismi della malattia
Nelle fasi iniziali la cartilagine perde progressivamente acqua e proteoglicani.
Successivamente compaiono:
- fissurazioni superficiali;
- assottigliamento cartilagineo;
- esposizione dell’osso subcondrale;
- formazione di osteofiti;
- sclerosi ossea;
- infiammazione sinoviale.
Questi cambiamenti determinano dolore, rigidità e limitazione funzionale.
Sintomi
La sintomatologia evolve lentamente.
I disturbi più comuni sono:
- dolore durante il cammino;
- rigidità mattutina di breve durata;
- dolore dopo lunghi periodi seduti;
- difficoltà nel salire e scendere le scale;
- riduzione della distanza percorribile;
- gonfiore articolare;
- crepitii durante il movimento;
- limitazione dell’estensione e della flessione;
- instabilità percepita.
Nelle forme avanzate il dolore può comparire anche a riposo e durante la notte.
Diagnosi
La diagnosi si basa sull’integrazione tra anamnesi, esame clinico e diagnostica per immagini.
Radiografia
Rappresenta l’esame di primo livello e consente di evidenziare:
- riduzione della rima articolare;
- osteofiti;
- sclerosi subcondrale;
- deformità ossee.
Risonanza Magnetica
È indicata nei casi dubbi o quando si sospettano lesioni associate di menischi, legamenti o cartilagine.
Ecografia
Può essere utile per identificare:
- versamento articolare;
- sinovite;
- cisti di Baker.
Trattamento conservativo
Le più recenti linee guida internazionali raccomandano un approccio personalizzato che combina interventi non farmacologici e farmacologici.
Attività fisica
L’esercizio terapeutico costituisce il cardine del trattamento.
Sono particolarmente efficaci:
- rinforzo del quadricipite;
- esercizi di equilibrio;
- allenamento propriocettivo;
- attività aerobica a basso impatto;
- idrokinesiterapia.
L’attività fisica riduce il dolore e migliora la funzione articolare.
Riduzione del peso corporeo
Nei pazienti sovrappeso una perdita del 5–10% del peso corporeo può determinare un miglioramento clinicamente significativo del dolore e della funzionalità.
Fisioterapia
La fisioterapia comprende:
- esercizio terapeutico;
- terapia manuale;
- rieducazione funzionale;
- programmi domiciliari personalizzati.
Le evidenze dimostrano che l’associazione tra esercizio e educazione del paziente produce i migliori risultati.
Terapia farmacologica
I farmaci devono essere utilizzati secondo le indicazioni del medico.
Tra quelli più impiegati:
- paracetamolo (oggi con indicazioni più limitate);
- FANS topici;
- FANS sistemici;
- infiltrazioni intra-articolari di corticosteroidi nei casi selezionati.
L’utilizzo cronico dei FANS richiede particolare attenzione nei pazienti anziani per il rischio di effetti indesiderati gastrointestinali, cardiovascolari e renali.
Acido ialuronico e PRP
Le infiltrazioni di acido ialuronico possono offrire un beneficio sintomatico in alcuni pazienti con artrosi lieve o moderata, sebbene le evidenze siano eterogenee.
Il plasma ricco di piastrine (PRP) è oggetto di intensa ricerca. Alcuni studi suggeriscono un miglioramento del dolore e della funzione nel breve-medio termine, ma sono necessari ulteriori studi di elevata qualità per definirne con precisione le indicazioni.
Quando è necessario l’intervento chirurgico
La chirurgia viene presa in considerazione quando:
- il dolore è persistente;
- la limitazione funzionale è importante;
- le terapie conservative risultano inefficaci.
Le principali opzioni comprendono:
- osteotomia correttiva nei pazienti selezionati;
- protesi monocompartimentale;
- protesi totale di ginocchio.
La sostituzione protesica rappresenta oggi uno degli interventi ortopedici con il più alto tasso di soddisfazione, consentendo nella maggior parte dei casi un significativo recupero della qualità della vita.
Prevenzione
Pur non essendo sempre possibile prevenire l’artrosi, è possibile ridurne il rischio attraverso:
- controllo del peso corporeo;
- attività fisica regolare;
- potenziamento muscolare;
- prevenzione dei traumi;
- correzione delle deformità quando indicate;
- trattamento precoce delle lesioni meniscali e legamentose.
Prognosi
L’artrosi bilaterale è una malattia cronica, ma il suo decorso può essere rallentato attraverso un approccio terapeutico multidisciplinare.
La diagnosi precoce, l’esercizio terapeutico, il controllo dei fattori di rischio e un corretto monitoraggio clinico consentono, nella maggior parte dei pazienti, di mantenere una buona autonomia per molti anni.
Conclusioni
L’artrosi bilaterale delle ginocchia rappresenta una delle principali sfide della medicina moderna, sia per l’elevata prevalenza sia per l’impatto sulla qualità della vita. Oggi è noto che non si tratta semplicemente di una malattia “da usura”, ma di una complessa patologia articolare nella quale interagiscono processi biomeccanici, infiammatori e metabolici.
Le più recenti linee guida internazionali sottolineano come il trattamento debba essere centrato sul paziente, privilegiando esercizio fisico, educazione terapeutica, controllo del peso corporeo e gestione personalizzata del dolore. La chirurgia protesica rappresenta una risorsa efficace nei casi avanzati, ma solo dopo un adeguato percorso conservativo.
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