Ugo Cardinaletti e il riequilibrio HVLA: l’approccio osteopatico tra esperienza clinica ed evidenze scientifiche

Introduzione

Negli ultimi decenni la medicina manuale ha conosciuto una profonda evoluzione, passando da un insieme di tecniche prevalentemente empiriche a una disciplina sempre più supportata dalla ricerca scientifica. In questo contesto le manipolazioni High Velocity Low Amplitude (HVLA) rappresentano una delle metodiche più studiate e diffuse nell’ambito dell’osteopatia, della chiropratica e della terapia manuale ortopedica.

Tra i professionisti italiani che hanno contribuito alla diffusione di un approccio integrato alla riabilitazione muscoloscheletrica si distingue il dott. Ugo Cardinaletti, osteopata e fisioterapista, che nel corso della propria attività clinica ha sviluppato un modello di trattamento fondato sulla valutazione globale del paziente e sull’impiego delle manipolazioni HVLA all’interno di un percorso terapeutico multimodale. Le informazioni pubblicamente disponibili descrivono la sua attività clinica, anche in ambito sportivo, senza tuttavia identificare un metodo codificato o una scuola denominata “Riequilibrio HVLA”. Pertanto, il presente contributo utilizza tale espressione per indicare un approccio clinico basato sull’integrazione delle tecniche HVLA con i principi della moderna riabilitazione.

Che cosa significa HVLA?

L’acronimo HVLA (High Velocity Low Amplitude) identifica manipolazioni articolari caratterizzate da:

  • elevata velocità di esecuzione;
  • ridotta ampiezza del movimento;
  • impulso estremamente controllato;
  • esecuzione all’interno del range fisiologico dell’articolazione.

Contrariamente a quanto comunemente si ritiene, il caratteristico “crack” articolare non rappresenta il fine del trattamento, ma è la conseguenza della cavitazione del liquido sinoviale provocata dalla rapida variazione di pressione all’interno dell’articolazione.

La filosofia del riequilibrio funzionale

L’approccio clinico attribuito all’esperienza professionale di Cardinaletti si inserisce nella tradizione osteopatica che considera il dolore come l’espressione di alterazioni funzionali dell’intero sistema muscoloscheletrico piuttosto che come il semplice risultato di una lesione localizzata.

Secondo questa visione il trattamento non si concentra esclusivamente sulla sede del sintomo, ma ricerca le disfunzioni biomeccaniche che possono aver modificato l’equilibrio posturale e la distribuzione dei carichi.

L’obiettivo è ripristinare:

  • la mobilità articolare;
  • la simmetria funzionale;
  • la coordinazione neuromuscolare;
  • l’efficienza del movimento;
  • la capacità adattativa dell’organismo.

I meccanismi d’azione delle manipolazioni HVLA

Le moderne conoscenze neuroscientifiche hanno modificato profondamente l’interpretazione degli effetti delle manipolazioni vertebrali e periferiche.

L’ipotesi oggi maggiormente condivisa è che le tecniche HVLA agiscano principalmente attraverso la neuromodulazione, piuttosto che mediante un semplice “riallineamento” delle articolazioni.

Tra i principali meccanismi proposti figurano:

Modulazione del dolore

L’impulso manipolativo determina una stimolazione dei meccanocettori articolari che riduce temporaneamente l’attività dei circuiti nocicettivi spinali e sovraspinali.

Diversi studi hanno documentato una diminuzione immediata della percezione dolorosa dopo il trattamento.

Riduzione dell’ipertono muscolare

La stimolazione dei recettori neuromuscolari favorisce il rilassamento riflesso della muscolatura contratta, migliorando la qualità del movimento.

Miglioramento del controllo motorio

Le manipolazioni sembrano influenzare la rappresentazione corticale delle articolazioni trattate, facilitando il recupero del controllo neuromuscolare.

Effetti sulla propriocezione

Numerose ricerche suggeriscono un miglioramento della sensibilità propriocettiva, particolarmente importante negli atleti e nei pazienti con instabilità articolare.

Le principali indicazioni cliniche

Le linee guida internazionali riconoscono un ruolo alle manipolazioni HVLA in diverse condizioni muscoloscheletriche, purché inserite all’interno di un programma riabilitativo personalizzato.

Le applicazioni più frequenti comprendono:

  • cervicalgia meccanica;
  • lombalgia acuta e cronica;
  • dorsalgia;
  • cefalea cervicogenica;
  • dolore della spalla;
  • disfunzioni costali;
  • limitazioni della mobilità articolare;
  • sindromi miofasciali.

Nei pazienti sportivi le tecniche HVLA possono contribuire al recupero funzionale dopo sovraccarichi biomeccanici e alterazioni del gesto atletico.

L’importanza della valutazione globale

Uno degli aspetti più rilevanti dell’approccio clinico promosso da Cardinaletti è l’attenzione dedicata alla valutazione dell’intera catena cinetica.

Un dolore localizzato al ginocchio, ad esempio, può essere favorito da:

  • limitazioni della mobilità dell’anca;
  • alterazioni del piede;
  • ridotta escursione della caviglia;
  • squilibri del bacino;
  • deficit di controllo del tronco.

La manipolazione, in questa prospettiva, rappresenta soltanto una componente del trattamento.

L’integrazione con l’esercizio terapeutico

Le evidenze scientifiche più recenti indicano che gli effetti delle manipolazioni risultano maggiormente duraturi quando vengono associati a un programma di esercizio terapeutico.

Tra gli interventi complementari trovano spazio:

  • rinforzo muscolare;
  • esercizi propriocettivi;
  • rieducazione del movimento;
  • stretching selettivo;
  • educazione del paziente;
  • gestione dei carichi.

La manipolazione diventa così uno strumento capace di facilitare il recupero funzionale, ma non sostituisce il lavoro attivo del paziente.

Evidenze scientifiche

Negli ultimi anni numerose revisioni sistematiche hanno valutato l’efficacia delle tecniche HVLA.

Per la lombalgia acuta e cronica le manipolazioni possono determinare una riduzione del dolore e un miglioramento della funzione comparabili ad altri trattamenti conservativi raccomandati.

Per la cervicalgia meccanica i benefici appaiono maggiori quando la terapia manuale viene integrata con esercizi di rinforzo e controllo motorio.

Nelle cefalee cervicogeniche diversi studi riportano una riduzione della frequenza e dell’intensità degli episodi dolorosi.

Rimane invece limitata l’evidenza relativa all’efficacia nelle patologie degenerative avanzate o nelle condizioni neurologiche.

Sicurezza

Quando eseguite da professionisti adeguatamente formati e dopo un’attenta valutazione clinica, le manipolazioni HVLA presentano un elevato profilo di sicurezza.

Gli effetti indesiderati più comuni sono:

  • lieve indolenzimento muscolare;
  • affaticamento transitorio;
  • modesta rigidità locale.

Le principali controindicazioni comprendono:

  • fratture recenti;
  • osteoporosi severa;
  • infezioni ossee;
  • neoplasie vertebrali;
  • instabilità articolari;
  • mielopatie;
  • sindromi della cauda equina.

La selezione appropriata del paziente rappresenta il principale fattore di sicurezza.

Il ruolo dell’esperienza clinica

L’attività professionale del dott. Ugo Cardinaletti, maturata anche nel trattamento di atleti di discipline quali calcio, pallacanestro e pallavolo, testimonia come le tecniche HVLA possano essere efficacemente integrate in un percorso riabilitativo più ampio, basato sulla valutazione funzionale e sulla personalizzazione del trattamento.

Questa impostazione è coerente con l’attuale orientamento della medicina basata sulle evidenze, secondo cui nessuna singola tecnica rappresenta una soluzione universale, mentre i migliori risultati si ottengono attraverso un approccio multidisciplinare che combina terapia manuale, esercizio terapeutico ed educazione del paziente.

Conclusioni

Le manipolazioni HVLA costituiscono uno degli strumenti più efficaci della medicina manuale per il trattamento di numerose disfunzioni muscoloscheletriche. Le attuali evidenze indicano che il loro principale meccanismo d’azione è di tipo neurofisiologico, con effetti sulla modulazione del dolore, sul controllo motorio e sulla funzione articolare.

L’esperienza clinica di professionisti come Ugo Cardinaletti evidenzia l’importanza di inserire tali tecniche in un progetto terapeutico globale, orientato non solo alla risoluzione del sintomo, ma al recupero dell’equilibrio funzionale dell’intero organismo.

La prospettiva futura della riabilitazione sarà sempre più quella dell’integrazione tra competenza manuale, neuroscienze, esercizio terapeutico e personalizzazione delle cure, superando la contrapposizione tra approcci tradizionali e medicina basata sulle evidenze.

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